Nelle ultime centinaia di migliaia di anni, tra le diverse ere glaciali, intervallate da periodi più caldi, le acque di fusione degli antichi ghiacciai hanno rilasciato un impressionante bottino di detriti ai piedi dell’attuale pedemontana.
Abbandonato per primo il carico più pesante, a comporre così l’Alta pianura, formata da enormi accumuli di ghiaie e ciottoli, hanno depositato, nella discesa verso il mare, sedimenti sempre più fini, che contraddistinguono la Bassa Pianura.

In corrispondenza dello sbocco dalle valli, le acque vengono dunque inghiottite dal materasso ghiaioso: le rivedremo solamente lungo la fascia delle risorgive, dove, una volta incontrato un impermeabile di limi e argille, sono costrette a risalire in superficie.

Non dobbiamo pensare che i territori più secchi dell’Alta pianura siano meno ricchi di fascino, anzi!
Per gli amanti degli ambienti aridi e sconfinati, un’escursione tra le vaste praterie dei Magredi dei torrenti Cellina e del Meduna ci regalerà panorami del tutto inaspettati, nonché ritrovamenti botanici di grande pregio.

Accanto ai coloratissimi prati magri ricchi di orchidee e piante di pregio, ci muoviamo in un ambiente “estremo”, nel quale la selezione naturale ha operato in modo intensissimo, consentendo la sopravvivenza di specie provenienti assieme alle acque dai monti retrostanti o addirittura dalle lontane steppe dell’Est Europa.

E’ incredibile il caso della Crambe tataria, l’Erba dei Tartari, un simpatico cespuglietto che leggenda (ma non troppo!) dice essere arrivato insieme agli Ungari e alle loro scorribande friulane intorno all’anno 1000. L’aridità dei luoghi, dovuta in Friuli alla enorme permeabilità del substrato, ha ricreato le condizioni ideali per far sentire “a casa” la Crambe, giunta dopo un lunghissimo viaggio dalle lontane steppe orientali (aride però per il clima estremamente secco di queste zone).

Davvero notevole pensare che abbia fatto un viaggio simile prima di ritrovare casa proprio qui, in tempi in cui gli scambi di materiale vegetale, i giardini botanici, parchi e i commerci aerei e marittimi permettono la diffusione ad ampia scala di piante molto più adattabili e invasive rispetto all’innocua Erba dei Tartari.

La sua millenaria permanenza nella nostra Regione è strettamente legata alla salvaguardia dei Magredi stessi. Ogni minima variazione in questo straordinario ambiente può definitivamente compromettere l’equilibrio di questo delicatissimo e rarissimo ambiente, un vero vanto della nostra Regione!

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