Ecco la seconda parte della “ricerca delle erbe selvatiche“.

Nella prima puntata ci siamo occupati di un po’ di storia e tradizioni sulla raccolta delle erbe.
In questa seconda puntata vogliamo finalmente parlare di alcune delle principali erbe commestibili che in questo periodo primaverile spuntano ai bordi dei sentieri, delle strade, nel sottobosco.. Partiremo dal mese di marzo per poi proseguire con le erbe della stagione inoltrata nei prossimi articoli.

 

Nel precedente articolo eravamo arrivati a definire l’importanza di fare pratica di riconoscimento erbe, aiutati da un buon libro oppure, e soprattutto, uscendo spesso sul campo in compagnia di chi è più esperto, prima di cimentarsi nella raccolta delle erbe selvatiche.
Non tutte le erbe selvatiche infatti sono commestibili: alcune sono estremamente velenose, e spesso può capitare che la specie velenosa assomigli in maniera impressionante alla specie commestibile!

Quindi ATTENZIONE! Questo articolo non va inteso come una guida al riconoscimento delle piante commestibili, ma rappresenta solo un compendio descrittivo delle specie più comuni che si possono trovare in natura.

 

Aglio orsino (Allium ursinum)

E’ proprio questo il nostro primo caso.

A Marzo fanno la loro prima comparsa le odorose foglie dell’Aglio Orsino, detto anche Aglio delle Serpi, “ai salvadi” in friulano. Si trova facilmente nei fondovalle umidi delle strette valli prealpine, dove spesso si presenta come un tappeto fitto di foglie che ricoprono il sottobosco.

E’ una pianta della famiglia delle Liliacee, dotata di un bulbo sotterraneo perenne. Le foglie sono lunghe e lanceolate e odorano fortemente di aglio.

Sono proprio le foglie ad essere impiegate in cucina: possono essere pestate a crudo, per realizzare un gustoso pesto arricchito da formaggio grana e mandorle, oppure miste ad altre erbe si prestano perfettamente al condimento di risotti e frittate.

L’aglio orsino ha proprietà antisettiche, depurative, ipotensive.

Curiosità: si pensa che il nome allium, già usato dagli antichi romani, possa derivare dal celtico “all” che significa “bruciante”.
ATTENZIONE: le foglie dell’aglio possono facilmente essere confuse con quelle del Mughetto e del Colchico autunnale, piante estremamente tossiche.

Silene (Silene vulgaris)

Marzo è anche il momento migliore per raccogliere le giovani foglioline di Strigoli o Silene, un nome che a primo impatto non dice molto, ma che tradotto in friulano “sclopit” rievoca un mondo di memorie a cui tutti sicuramente possono attingere. 
I prati magri e ghiaiosi dell’Alta Pianura sono il luogo ideale dove andare a cercare quest’erba.

Pianta della famiglia delle Cariofillacee, la silene non è appariscente, e le piccole foglioline lanceolate appaiono abbastanza anonime. La si riconosce invece molto bene nel periodo della fioritura, quando i piccoli cinque petali bianchi del fiore appaiono come una coroncina appoggiata su un panciuto calice, a forma di palloncino, che i bambini amano strizzare con le dita e scoppiare. Da qui il nome di Erba Schioppettina o “sclopit”.

Le foglie possono essere impiegate per numerosi usi, dalle insalatine crude, al condimento per risotti e frittate, zuppe e minestroni. Hanno un sapore delicatissimo, leggermente amarognolo e piccante.

 

 

 Luppolo (Humulus lupulus)

Marzo è anche il mese dei germogli.

La tradizione culinaria friulana annovera moltissimi germogli di piante impiegati come “asparagi” selvatici. Dal germoglio della vitalba (Clematis vitalba), chiamati in lingua friulana “Glaudin – Glaubin – Blaudin”, a quelli del pungitopo (Ruscus aculeatus), detti “Rusculins – Ruscli”.

Tra gli altri non possiamo dimenticare quelli del Luppolo selvatico, meglio conosciuto come “urtiçons” o anche “bruscandul”, un rampicante che incontriamo come infestante del sottobosco o delle siepi lungo tutta la fascia collinare.

Pianta della famiglia delle Cannabacee, ha le foglie ruvide facilmente riconoscibili perché palmate, cioè a forma di palma o di mano (vagamente simili a quelle della vite).

I germogli si impiegano, appunto, come sostituti degli asparagi per la preparazione di frittate, oppure in minestre, zuppe, risotti.

Il luppolo possiede proprietà analgesiche, antisettiche, digestive e diuretiche.

Curiosità: l’uso tradizionale del luppolo prevedeva di riempire un sacchetto di cotone con i coni, cioè i fiori femminili della pianta. Questo veniva messo a scaldare accanto al fuoco e veniva successivamente applicato su parti del corpo che soffrivano dolori nevralgici.

Ancora un po’ di pazienza e nella prossima puntata scopriremo le erbe che si possono trovare e raccogliere anche in primavera avanzata.

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