La ripartenza: la fase più difficile

 

Liberi tutti!

Eccoci qui di fronte al miraggio della libertà tanto agognato e tanto sperato in questo lungo periodo di quarantena!

Ci hanno dato il via libera per riprendere in mano parte della nostra vita, delle nostre attività del nostro lavoro, dei nostri sport e delle nostre passioni… Ma attenzione!

Questo non vuol dire che sia tornata la totale libertà di fare quello che si vuole!

E’ necessario in questa fase fare molta più attenzione di quanta non ne abbiamo fatta in quarantena. E’ necessario tenere ancora più a mente quali sono le indicazioni che ci sono state fornite dall’esterno ma anche, e direi soprattutto, quali sono i nostri limiti personali e quelli imposti in maniera meno esplicita ma pur sempre valida, dal buonsenso, dal vivere sociale e civile.

Per chi come molti di noi conosce già le meraviglie della Natura, la pace che si prova a cercare uno stile di vita lento, a muoversi in ambienti lontani dal caos e dalla frenesia.. per chi come molti di noi non ha avuto bisogno della quarantena per capire quanto importanti siano questi valori nella vita di un essere umano… proprio per noi si apre la fase più difficile.
Se siamo persone appassionate di montagna, di natura, di cammini, trekking, attività all’aria aperta, poter annusare nuovamente l’aria di primavera e sentire i piedi che fremono per ripartire provoca una sensazione di ebrezza che deve essere assolutamente controllata e guidata da una serie di semplici regole.
Se oltre a questo siamo anche delle guide ambientali, delle guide alpine, degli accompagnatori di media montagna, degli istruttori di attività outdoor… insomma, ricopriamo anche il ruolo di divulgatori ed “educatori” del vivere la natura, l’impegno raddoppia, perché è assolutamente necessario diffondere la corretta cultura della “ripartenza”.

Allora veniamo al dunque: cosa si può e cosa non si può fare? Quali sono le regole dettate dal buonsenso che ogni bravo camminatore o appassionato dovrebbe tenere a mente?

Non farò qui il decalogo delle attività motorie che sono state consentite con l’ultimo decreto del governo.
Per conoscerle è sufficiente leggere attentamente le direttive nazionali e soprattutto, sottolineo, quelle regionali, per informarsi sulle disposizioni in vigore nei propri territori.

Quello che voglio portare alla luce in questo articolo è lo stato di fatto della situazione attuale in termini generali, analizzando gli elementi sociali e gli elementi, per così dire, personali che possono fare la differenza.

Ci è stato detto che possiamo tornare a fare attività motoria in montagna. Molto bene! La nostra regione è ricca di montagne, di sentieri, di percorsi di diverso livello di difficoltà che attraversano gli ambienti naturali più disparati e sorprendenti. Ma teniamo bene a mente che l’attività motoria o sportiva “è consentita in forma individuale o in coppia o con i componenti del nucleo familiare convivente” (estratto dall’ordinanza regionale FVG n. 12/PC dd. 03/05/2020).

Questo vuol dire che ognuno di noi singolarmente deve assumersi la responsabilità propria e degli eventuali accompagnati nel momento in cui decide di intraprendere una qualsiasi attività all’aperto.

Nel caso della montagna, sappiamo bene che camminare da soli in ambienti naturali è una delle sensazioni più liberatorie, rilassanti, appaganti che si possano provare. Si sperimenta il silenzio, si sperimenta la capacità di osservazione e la facoltà di acuire i propri sensi, si sperimentano stati in cui si libera la mente.. non disturbati dal chiacchiericcio di amici o parenti!
Ma andare da soli in montagna può anche essere un’attività pericolosa, se non si considera bene quello che si sta facendo.

 

Quali accorgimenti adottare?

 

Prima di tutto valutiamo attentamente le nostre condizioni fisiche. Dopo mesi di inattività, il corpo ha bisogno di un recupero graduale, prima di rispondere immediatamente come prima a tutti gli stimoli a cui noi vorremmo sottoporlo. I muscoli hanno perso tono, i legamenti sono meno abituati alle sollecitazioni, il ritmo del respiro e del battito cardiaco non sono più esercitati a lavorare sotto sforzo.

Quindi cominciamo a misurare adeguatamente i percorsi dove vorremmo andare a camminare in funzione di queste considerazioni. Scegliamo sentieri che conosciamo già, con pochi dislivelli, di lunghezza limitata.
Ricordiamoci anche che in questa fase non possiamo ancora superare i confini regionali e che momentaneamente sono vietate le attività ad alta intensità e potenziale rischio (come scalate alpinistiche ad esempio, sci alpinismo estremo ecc…, citando i consigli del Soccorso Alpino e Speleologico della Regione Friuli Venezia Giulia).

Comunichiamo sempre a chi resta a casa l’itinerario che vogliamo percorrere. Questa è una regola aurea che chiunque va in montagna sa che deve rispettare sempre, non solo in fase di ripresa dalla quarantena, ma ora più che mai ha un valore determinante.

E questo perché? A chi potremmo nuocere?

Avere piena coscienza della necessità di muoversi in sicurezza è una regola che non può accettare deroghe, ora più che mai. La Regione FVG è stata in parte fortunata, ha dovuto fronteggiare un’emergenza sanitaria meno violenta rispetto a quella affrontata da altre regioni dell’arco alpino, ma ovunque, anche qui, il personale medico ospedaliero, i membri del soccorso alpino e di tutte le forme di assistenza medica o di emergenza sono stati duramente impegnati nell’opera di sostegno sanitario alle vittime della pandemia. Il personale è sotto stress da mesi e le condizioni in cui si troverebbe ad operare nel caso di un recupero d’emergenza in ambiente alpino sarebbero ad altissimo rischio individuale. Non solo per i fattori di tensione mentale ma anche e soprattutto per quanto riguarda il pericolo, ancora altissimo, di ulteriore diffusione del contagio.

Ricordiamo anche che molti dei sentieri e delle tracce tendenzialmente localizzati nella fascia prealpina, che quindi potremmo considerare più facilmente raggiungibili e di difficoltà moderata, sono anche quelli più facilmente soggetti a inerbamento. Nessun sentiero quest’anno ha potuto godere della manutenzione primaverile. E questo comporta un aumento dei rischi, sia per la tendenza delle tracce a diventare meno visibili, sia per l’incremento della presenza delle zecche, tristemente note a tutti i camminatori della nostra regione.

Non da ultimo, rivolgiamo l’attenzione alla vita che in montagna c’è ed è esistita anche durante il periodo della “umana” quarantena.

Abbiamo visto scorrere immagini di ogni tipo sui canali social, video e fotografie di diverse specie di fauna selvatica che sono arrivate a fare visita ai centri urbani e antropizzati. Abbiamo visto conigli selvatici nei parchi di Milano, cinghiali nei giardini toscani, cervi tra le vie dei paesi abruzzesi.

Gli animali selvatici sono naturalmente consapevoli della presenza e del pericolo che può derivare dall’uomo.. quando gli uni e gli altri frequentano gli stessi ambienti, quando i boschi sono i luoghi di lavoro dei boscaioli, i territori dei cacciatori, i parchi degli escursionisti…
Ma quest’anno dagli inizi di marzo, cioè dall’inizio della primavera, della ripresa della vita vegetativa, del risveglio dal letargo, non si è vista anima umana negli ambienti naturali! Gli animali si sono riappropriati di spazi che temevano di aver perduto per sempre e ora più di prima, tocca a noi entrare nuovamente nelle loro case con rispetto e accortezza.

Diamo un esempio di comportamento virtuoso valido a titolo significativo di quanto stiamo dicendo. In questo periodo molte delle specie animali sono impegnate con le nascite dei nuovi piccoli. Questa è la stagione dei parti per le femmine di cervo e capriolo. E’ abitudine delle femmine, nelle prime fasi di vita, lasciare i piccoli nascosti in giacigli tra l’erba alta per ridurre il rischio che siano predati. Se ci si imbatte nei cuccioli di queste specie è bene sapere che essi non sono abbandonati: la madre è poco distante pronta ad accudirli. Essi non devono assolutamente essere toccati, altrimenti l’odore umano rischia di mutare quello del piccolo e renderlo irriconoscibile all’olfatto della madre, e causare il suo conseguente abbandono. Conoscere le leggi naturali vale ora come vale sempre.

La frequentazione della montagna sarà di nuovo possibile, ma è assolutamente necessario che tutti in questa fase, appassionati, esperti e neofiti, facciano un grande sforzo di consapevolezza e senso civico, di rispetto verso gli altri e verso l’ambiente, verso le comunità e verso il benessere globale, che dal comportamento del singolo individuo dipendono strettamente.

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