Radio Stardust compie un anno! la nostra rubrica dell'alveare che abbiamo adottato per Natale compie un anno, in questa rubrica Laura ci ha regalato tutti gli aggiornamenti in base alla stagionalità ed all'attività delle api, ma anche e soprattutto le tutte le sensazioni e le emozioni che un apicoltore, sensibile e capace, riesce a raccogliere dal lavoro con quei piccoli imenotteri chiamati Apis mellifera.
Vi lasciamo alle sue parole e vi consigliamo di leggere tutto l'articolo perché ci sono delle sorprese in arrivo! 🙂

Cari amici di ForEst,
eccovi notizie fresche direttamente dal nostro bosco sulla vita delle api e sull’alveare Stardust, di cui seguite le vicende da un anno!

Figura 1: apiario in versione autunnale.

Figura 1: apiario in versione autunnale.

L’estate è passata in fretta e le nostre api si sono dedicate alla raccolta del nettare dei fiori dei prati stabili e delle essenze che trovavano poco più in là, ai margini del fiume Tagliamento.
Noi apicoltori, assecondando i loro ritmi, le abbiamo osservate e accudite, facendo del nostro meglio per aiutarle nelle loro attività. Al termine delle principali fioriture estive, tiglio e castagno, abbiamo raccolto il miele e l’abbiamo confezionato nei nostri laboratori.
Forse vi sarete chiesti come fanno le api a trasformare il nettare in miele: ebbene, si tratta di un processo minuzioso e unico che solo loro sanno fare!
La trasformazione inizia all’interno della borsa melaria delle api bottinatrici, dove, già durante il viaggio di ritorno dal fiore all’alveare, al nettare vengono aggiunti alcuni enzimi digestivi. Le bottinatrici, una volta rientrate, rigurgitano il loro bottino e lo affidano alle api di casa, le quali con vari passaggi e l’aggiunta di ulteriori enzimi, lo sistemano nelle cellette dei favi. Il miele viene poi asciugato e concentrato, fino a raggiungere un contenuto di acqua inferiore al 18%, che ne garantisce la conservazione per lungo tempo.
Per concludere il procedimento, ogni celletta viene tappata con un opercolo di cera (fig. 2) e la scorta per l’inverno è pronta! Le api infatti per sopravvivere alla stagione fredda hanno necessità di accumulare scorte e lo fanno trasformando il cibo fresco dell’estate (il nettare) in un alimento a lunga conservazione.

   Figura 2: favo con miele parzialmente opercolato.

Figura 2: favo con miele parzialmente opercolato.

 Come viene estratto il miele che mangiamo?
Per rispondere a questa domanda vi raccontiamo brevemente cosa succede nel nostro laboratorio, una volta che dall’apiario arrivano i melari carichi di miele.
Innanzitutto, con un’apposita forchetta gli opercoli di cera vengono tolti dalle cellette, affinché il miele possa uscire. I favi dei melari vengono posizionati all’interno dello smielatore, una sorta di grande centrifuga, che girando velocemente permette l’estrazione del miele, senza tuttavia alterare la struttura dei favi di cera.
Il prodotto liquido viene raccolto sul fondo dello smielatore, ripulito dalle impurità tramite il passaggio attraverso un doppio filtro, e infine travasato in contenitori chiamati “maturatori”, dove si lascia riposare. Dopo circa un mese, il miele è pronto per essere versato nei vasetti ed etichettato (fig. 3).
Il processo di estrazione del miele non prevede quindi alcuna modificazione chimica del prodotto e nemmeno trattamenti ad alte temperature.

Figura 3: miele nel vasetto.

Si potrebbe pensare che il miele sia tutto ciò di cui le nostre amiche a strisce hanno bisogno, ma non è così. Ricordiamo che il miele è costituito da due carboidrati, glucosio e fruttosio, che compongono la parte zuccherina della loro dieta; la parte proteica invece, di solito meno conosciuta, è costituita dal polline dei fiori.
Il polline è la struttura della pianta che trasporta il gamete maschile nei pressi di quello femminile, dove avviene la fecondazione, e per questo ha necessità di essere spostato da un fiore ad un altro. L’impollinazione di molte piante è effettuata dalle api o da altri insetti pronubi, che, raccogliendo il nettare, si imbrattano di polline, garantendone la dispersione e così la formazione di frutti e semi (fig. 4).
Del generoso servizio svolto dalle api non è sempre facile rendersi conto, eppure circa il 35% del cibo presente sulle nostre tavole esiste grazie a loro!

 Figura 4: ape bottinatrice con polline su fiore di ciliegio.

Figura 4: ape bottinatrice con polline su fiore di ciliegio.

Dopo aver visitato un fiore, le api si ripuliscono dal polline rimasto attaccato al loro corpo e ne formano delle pallottole, che agganciano alle zampe posteriori per trasportarle fino all’alveare.
Una famiglia di medie dimensioni può raccogliere in un anno circa 40 kg di polline e noi apicoltori ne preleviamo una piccola quantità nei periodi di maggiore abbondanza. Ogni prezioso granello possiede un alto valore energetico e può essere consumato, sia fresco che essiccato, come ottima alternativa naturale agli integratori (fig. 5).

Figura 5: granelli di polline raccolti dalle api.

Oltre a dedicarsi alla raccolta dei prodotti dell’alveare, il moderno apicoltore si impegna nella protezione di questi meravigliosi insetti dalle avversità che li colpiscono. Si tratta probabilmente dell’aspetto più delicato e cruciale del nostro lavoro, perché richiede una conoscenza approfondita della biologia delle api e dell’ambiente in cui vivono.
I problemi a cui si deve porre attenzione vanno dagli avvelenamenti causati dai pesticidi agricoli, alle malattie causate da virus, batteri, funghi e parassiti, alle difficoltà dovute alla crisi climatica. Molto spesso questi fattori agiscono insieme e mettono a dura prova la sopravvivenza stessa delle famiglie.
Tra gli interventi che l’apicoltore è tenuto a fare, uno dei più importanti, su cui vale la pena spendere qualche parola, è la lotta alla varroa (Varroa destructor).
Si tratta di un acaro che vive a spese dell’ape domestica (Apis mellifera), succhiandone l’emolinfa (l’equivalente del nostro sangue negli insetti) con il suo apparato boccale. La varroa normalmente sta attaccata al corpo delle api adulte (fig. 6) e si riproduce solo quando la covata è presente, entrando all’interno delle cellette e deponendovi le uova. L’acaro ha quindi un ciclo biologico sincronizzato con quello delle api e il loro numero aumenta con l’avanzare della stagione.
Questo parassita è originario dell’Asia Sud-orientale, dove convive con la razza di api locali (Apis cerana) senza recar loro particolari danni, ed è arrivato in Italia con il commercio di api all’inizio degli anni ’80.
Oggi il compito dell’apicoltore è quello di mantenere il numero di varroe sotto una certa soglia per evitare che la famiglia di api si indebolisca o che nel caso peggiore collassi. Per rallentare la riproduzione dell’acaro si eseguono sia operazioni meccaniche, come l’asportazione di una parte della covata, sia l’applicazione di sostanze di sintesi all’interno dell’arnia, che infastidiscono ed eliminano parzialmente le varroe.
Purtroppo neanche con l’intervento dell’uomo è possibile debellare completamente il parassita poiché qualche individuo riesce sempre a sopravvivere e poi a riprodursi.
La lotta alla varroa, oltre ad essere un impegno costante da eseguire durante tutto l’anno per mantenere in salute le colonie di api, è un intervento obbligatorio a livello normativo e ogni anno i Consorzi del settore forniscono i piani operativi con le indicazioni da seguire.

     Figura 6: varroa su ape domestica.

Figura 6: varroa su ape domestica.

 

Ci avviamo ormai verso la conclusione di questo anno passato insieme a voi e alle api.
Abbiamo ricevuto molti nuovi stimoli per la nostra attività, grazie anche agli amici di ForEst che ci hanno sostenuto e seguito con grande entusiasmo. Speriamo di aver arricchito la vostra conoscenza di questo meraviglioso mondo e di aver fatto nascere in voi altre curiosità, che vi terranno sintonizzati sui nostri canali con la nuova stagione.
Quando si tratta di api infatti, proprio come durante un’escursione in Natura, nulla è mai scontato e nessuna annata è uguale a quella precedente!
Nel ringraziarvi ancora di cuore, vi salutiamo con una frase che a nostro parere ben descrive le api:

“L’ape non è un animale domestico e neppure selvatico, ma qualcosa di intermedio, una creatura capace di contrarre rapporti con l’uomo senza perdere la propria libertà; o comunque restando sempre in condizioni di riprendersela."
(Plinio, Historia naturalis)

Noi di ForEst siamo molto felici di questa collaborazione con Laura, di Radio Stardust, del sapore del miele delle sue api, del sapore dei frutti e degli ortaggi che abbiamo mangiato, tutto questo è stato possibile grazie alle piccole api!
Perciò ci teniamo a farvi sapere due cose:
1- Anche quest'anno si potrà adottare un alveare delle le api di Laura, come fare? Semplice! basta cliccare QUI dove ci sono tutte le informazioni necessarie.
2- La collaborazione tra ForEst e Laura non finisce qui, abbiamo in mente di portarvi di persona a conoscere le api e Laura in un ciclo di escursioni che ci faccia apprezzare questi piccoli insetti e il loro lavoro nelle diverse stagioni.

Perciò non ci resta che salutarvi e dirci un arrivederci in escursione a trovare le nostre amiche: le api di Laura. Viva!

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