Nonostante quest’anno noi “umani” ci ritroviamo con i …piedi legati, a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, la Natura va avanti e le stagioni fanno il loro corso.
La Primavera è appena arrivata (il 20 marzo 2020 è stato l’Equinozio di Primavera) e il periodo del “risveglio”, già in atto da qualche tempo, vivrà da ora in poi il suo momento di splendore.

Ma non disperiamo! Dalla postazione casalinga dove siamo, da cui stiamo leggendo questo articolo, possiamo sempre leggere, imparare, documentarci, rimanere connessi in maniera “virtuale” con il mondo naturale, pronti a tornare alla carica con tutte le nuove nozioni che avremo imparato, non appena il pericolo sarà passato!

Ed ecco allora che, in tema con la rubrica #unapiantaalgiorno che ormai da qualche tempo compare sulla nostra pagina Facebook (per visualizzarla clicca qui🌸), vogliamo integrare le informazioni sulle piante di primavera anche con una rassegna sulle erbe selvatiche commestibili che in questo periodo si possono trovare in natura…  spesso non lontano dai centri abitati!

In questa prima puntata, ci occuperemo di un po’ di storia e tradizioni. 
La prossima settimana, nella seconda puntata, parleremo di alcune delle principali erbe commestibili.

 

Il Friuli è una regione che presenta un elevato numero di ambienti naturali diversificati, la cui ricchezza in specie floristiche è pari a circa la metà del numero di specie presenti sull’intero territorio nazionale: si passa dalla fascia alpina a quella prealpina, dagli aridi magredi, alla pianura, alle rigogliose risorgive, al Carso. Ognuno di essi esibisce una vasta gamma di specie di piante, tra cui molte erbe commestibili, la maggior parte delle quali fa la sua comparsa proprio nel periodo primaverile.

Ognuno di questi ambienti ospita, e ha sempre ospitato, paesi, villaggi, famiglie, le cui attività economiche principali erano un tempo legate alle attività della natura, della montagna, della campagna, degli animali, delle piante… e delle erbe selvatiche stesse.

Fino a qualche tempo fa, infatti, riconoscere le erbe, identificarle, classificarle come commestibili o non commestibili erano attività ordinarie, quotidiane, per le comunità rurali friulane, che vivevano in stretta equilibrio con le risorse naturali. 

Di generazione in generazione si tramandava la capacità di saper distinguere le piante, raccoglierle, usarle per le proprietà terapeutiche, medicinali o come ingredienti di piatti semplici della tradizione culinaria. Tale conoscenza rappresentava una sorgente vitale di sussistenza e una fonte diretta di reddito e guadagno.

Andiamo a vedere nel dettagli chi sono i protagonisti di questa storia. Tra le prime figure di rilievo troviamo quella dei cramars (dal tedesco “kram” che significa merce). Fin da secoli addietro, gli uomini venditori ambulanti della Carnia, partivano in inverno superando gli impervi passi alpini: il Passo di Monte Croce carnico, i Tauri, la Val Canale, seguendo i vecchi itinerari delle strade romane, per giungere in Germania, Austria, Moravia, Boemia. Qui, insieme ad altre piccole merci, commerciavano le erbe officinali essiccate, che erano state raccolte nella terra di origine, e che venivano caricate e portate a spalla sulla “Crame“, il tipico zaino in legno a forma di mobiletto con cassetti.

Gruppo di Cramars (foto: forravinadia.it) –

Il tipico Crame (foto: treppocarnico.org) –

Un’ulteriore pagina di questa storia, racconta di come, rientrando dalla Germania, questi uomini ricchi di conoscenze “erboristiche” potessero portare con loro fino in Carnia antichi testi e volumi dedicati proprio alla pratica erboristica. 
E’ infatti appartenuto ad una famiglia carnica uno dei più antichi erbari stampati conosciuti in Europa. Si tratta del “Gart der Gesundheit” (Giardino della salute). Questo testo fu stampato in Germania nel 1486, dall’ultimo capo stampatore della bottega di proprietà di Gutenberg, l’inventore della stampa a caratteri mobili. Si tratta del primo erbario in lingua tedesca, che contiene 435 capitoli con circa 520 piante, illustrate da 380 xilografie. Il volume reca le tracce e i segni di una lunga consultazione da parte dei suoi proprietari… e ora è conservato al Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani” di Tolmezzo.

 

Le “droghe” e i medicamenti che si ricavavano dalle erbe spontanee erano molto diffusi e utilizzati a scopi benefici. Nelle Valli del Natisone, al confine con la Slovenia, una delle figure di spicco che ha segnato la storia della comunità locale è Stefano Gorenszach, nato a Mersino il 29 Marzo del 1822 e morto nel paese natio l’8 Gennaio 1907, all’etá di quasi 85 anni. Egli era un semplice contadino, ma divenne famoso per essere stato un bravo “semplicista“, un uomo cioé che curava le persone grazie alla sua profonda conoscenza delle erbe officinali.

Dalla realtà al mito, in tutto il territorio regionale, racconti, storie e leggende locali evocano mitiche figure di donne selvatiche, considerate “streghe” o “fate”, a seconda che la storia ne parli in senso benevolo a malevolo. Loro erano Agane (Aganis, Anguanis), Torke, Krivapete, esseri femminili quasi magici, che vivevano isolati dalla comunità, con il dono della chiaroveggenza e a conoscenza dei segreti del Mondo Naturale. Esse insegnavano agli abitanti dei villaggi a fare il formaggio, il burro, a filare, impartivano consigli sui tempi migliori per la semina e per i raccolti, ed è grazie alle loro conoscenze che gli uomini impararono a identificare le erbe commestibili e quelle medicinali, a riconoscerne le proprietà curative e ad utilizzarle.

 

In ogni storia c’è un fondo di verità, e le leggende insegnano che avvicinarsi alla natura, all’uso delle sue risorse, in questo caso al mondo delle piante spontanee e dei loro utilizzi, esige un atteggiamento di rispetto e di equilibrata fruizione. E’ per questo motivo che in Friuli Venezia Giulia, la raccolta di flora edule (ovvero piante che si possono mangiare) è regolamentata dalla legge regionale 9/2007, che stabilisce i quantitativi giornalieri permessi per le varie tipologie di piante per le quali è consentita la raccolta delle parti commestibili.

((Se vuoi conoscere la legge nel dettaglio clicca sull'icona)

Inoltre, è importante ricordare che prima di cimentarsi nella raccolta delle erbe selvatiche è bene fare pratica di riconoscimento, aiutati da un buon libro, ma soprattutto uscendo spesso sul campo in compagnia di chi è più esperto.

Da qui proseguiremo la prossima settimana con l’elenco delle specie commestibili che si possono trovare in primavera nei nostri prati o nei nostri boschi.

⚠⚠  Ricordiamo però che dobbiamo avere ancora un po’ di pazienza prima di uscire sul campo. Non appena il peggio sarà passato la Natura sarà sempre lì fuori ad accogliere i curiosi e gli impazienti che si vogliono riavvicinare al suo mondo.. mantenendo tutto il Rispetto di cui merita!

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