Vi avevamo anticipato questa rubrica che potremmo chiamare 'Radio Stardust' in onore all'alveare che abbiamo adottato per Natale, in questa rubrica Laura ci darà degli aggiornamenti in base alla stagionalità ed all'attività delle api, sapremo così qual è lo stato di salute del nostro amato Stardust.
Quindi per capire come se la passa e cosa ci sta combinato questo macrorganismo a cui danno vita le Apis mellifera in tempi do zona rossa, vi lascio alle sapienti parole dell'apicultrice:

Cari amici di ForEst,
ecco il primo aggiornamento del 2021 sulla vita delle api e in particolare sull’alveare Stardust che avete adottato.
Le prime visite in apiario sono iniziate negli ultimi giorni di febbraio, quando le temperature ci hanno permesso di aprire le arnie nelle ore centrali e più calde della giornata. In questa stagione infatti è bene fare visite rapide per non causare un eccessivo abbassamento della temperatura interna degli alveari, che le api, in presenza della covata, mantengono costantemente intorno ai 34.5° C, al fine di assicurare lo sviluppo delle nuove generazioni.
Quella che gli apicoltori chiamano “covata” è l’insieme delle uova, delle larve e delle pupe a diversi stadi di sviluppo che si trovano nelle cellette dei favi, generalmente quelli centrali dell’arnia, dove la termoregolazione è più efficace.
Nella figura 1 è riportato il ciclo di sviluppo di un’ape operaia, che dura 21 giorni, dalla deposizione dell’uovo da parte della regina fino alla nascita dell’individuo adulto. Dal primo all’ottavo giorno la cella rimane aperta e le api nutrici si occupano di fornire pappa reale e miele alla larva che cresce. Al nono giorno, la cella viene chiusa con un opercolo di cera e altre sostanze e così rimarrà fino al giorno dello sfarfallamento della giovane ape, che sarà in grado di rompere il tappo e uscire autonomamente.

Figura 1: ciclo di sviluppo di un'ape operaia.

Figura 1: ciclo di sviluppo di un'ape operaia.

Durante la visita abbiamo riscontrato che le regine hanno ripreso la deposizione delle uova, interrotta nei mesi più freddi. Stanno già nascendo quindi le prime “nuove” api operaie del 2021, che si sviluppano a partire da uova fecondate.
Non si registra ancora la presenza di fuchi (api maschio), che nascono da uova non fecondate. Le regine inizieranno a deporre tali uova più avanti nella stagione, quando sarà importante la presenza dei maschi per i voli di fecondazione delle regine vergini.

Ma come nasce un’ape regina? Cos’ha di diverso dalle altre api? Che ruolo hanno i fuchi nella vita dell’alveare?
Tenete in caldo queste domande per le prossime puntate! L’alveare Stardust presenta un buon numero di api, la maggior parte delle quali si trova all’interno dell’arnia, negli spazi tra i favi (Fig.2). La famiglia occupa a partire da sinistra 5 telaini. Il sesto elemento è un “nutritore a tasca”, che si utilizza per due motivi: delimitare lo spazio delle api all’interno dell’arnia, riducendo la dispersione di calore, ed avere un contenitore per fornire il nutrimento liquido (sciroppo di zucchero).
Durante le prime visite dell’anno è importante valutare il consumo delle scorte di miele da parte delle api e, quando necessario, fornire loro delle aggiunte. Solitamente si utilizzano telaini con miele che erano stati messi da parte in periodi di abbondanza di risorse, oppure tolti da altre famiglie che avevano cibo in eccesso. In questo caso l’ultimo telaino verso destra, esterno al nutritore e non coperto di api, è pieno di miele e verrà consumato secondo il fabbisogno.

Figura 2: vista dell'interno dell'alveare dall'alto.

Figura 3: vista esterno alveare.

Figura 3: vista esterno alveare.

Per l’apicoltore è importante anche tenere monitorato l’andamento meteorologico, poiché questo influenza le fioriture delle piante e quindi la presenza di fonti nettarifere per gli insetti.
Il mese di gennaio 2021 ha fatto misurare temperature medie più basse rispetto alla norma dei 10 anni precedenti (fonte dei dati Osmer Arpa FVG). Le temperature più fredde in pianura si sono misurate tra il 12 e il 19 del mese a Pradamano con -8.2 °C e Vivaro con un nuovo record di -7.4 °C.
Il valore termico medio in pianura si è attestato intorno ai +2/ +3 °C, che risulta essere circa 0.5/1 °C inferiore rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Le temperature medie del mese di febbraio invece sono state sopra la media, con alcune giornate come il 26 del mese che hanno fatto segnare il record storico di giornate più calde.
Tali sbalzi termici, insieme a periodi di prolungata siccità, non sono buoni segnali per il mondo vegetale, da cui dipende interamente il sostentamento degli insetti pronubi.
In particolare, per quanto riguarda le fonti di cibo indispensabili alle api, nelle nostre zone un ruolo chiave nei mesi di gennaio-febbraio è rivestito dal nocciolo (Corylus avellana, fig.4), specie arbustiva che produce un’elevata quantità di polline di colore giallo intenso. Non è difficile osservare api bottinatrici di rientro all’alveare che trasportano le tipiche palline attaccate alle zampe posteriori (Fig.5).

Figura 4: ape bottinatrice su nocciolo.

Figura 4: ape bottinatrice su nocciolo.

 

Figura 5: api all'ingresso di un'arnia con polline di nocciolo.

Figura 5: api all'ingresso di un'arnia con polline di nocciolo.

Nel mese di marzo è iniziata anche la fioritura del tarassaco, specie erbacea da cui le api ricavano nettare (fig. 6). Nelle zone in cui questa pianta è presente in grandi estensioni, come i prati della bassa pianura, è possibile produrre il primo miele uniflorale dell’anno, caratterizzato da un odore poco gradevole, ma da un gusto delicatissimo e da una consistenza cremosa.

Figura 6: ape su fiore di tarassaco.

Figura 6: ape su fiore di tarassaco.

Il bilancio delle prime visite è in generale positivo: le famiglie sono in salute e danno segnali di aver ripreso le loro consuete attività. Tuttavia siamo ancora alla fine dell’inverno e la sopravvivenza di tutti gli alveari non è assicurata. L’andamento meteorologico dei prossimi mesi potrà aiutare oppure mettere in crisi le nostre api; inoltre batteri, funghi e virus sono sempre in agguato.
Alcune famiglie risultano più numerose e forti di altre e sarà compito dell’apicoltore intervenire per pareggiare le forze, in vista della produzione del miele. Vi state già chiedendo come sia possibile? Seguite i prossimi aggiornamenti e lo scoprirete!

Tutti noi del team ForEst ringraziamo Laura per il suo resoconto, ma soprattutto per il suo lavoro, il suo impegno che ha per tutti noi molte esternalità positive.
Un ringraziamento speciale va sicuramente alle Api di Laura, questi piccoli insetti, così laboriosi e preziosi per noi sapiens.
Vi invitiamo a rimanere sintonizzati sulle frequenze di 'Radio Stardust' per nuovi aggiornamenti 🙂 !

 

 

 

_______________________________________________________________________________________________________________

Vuoi rimanere aggiornato sulla ripresa delle nostre iniziative?

Clicca sul pulsante qui sotto e iscriviti alla nostra Mailing List per ricevere le Newsletter!

Share This