Foto di A. Mugnari

RUBRICA di AGROECOLOGIA

Benvenuti al secondo appuntamento della rubrica di ForEst dedicata all'agroecologia!
Proseguono le nostre "pillole" di sostenibilità ambientale riguardanti il mondo dell'agricoltura e dell'allevamento.

 

LE RUBRICHE DI FOREST
Autunno 2020

 

 

2. DAI CAPANNONI AI PASCOLI

Quando parlo del maggior impatto ambientale che hanno gli allevamenti intensivi rispetto a quelli estensivi in cui il bestiame pascola all'aperto sorge spesso un dubbio che riassumo così: "Visto che l'allevamento estensivo richiede più spazio, per ogni capo di bestiame, rispetto a quello intensivo, non è ambientalmente più impattante?"

 

IL SUOLO OCCUPATO DAGLI ALLEVAMENTI

In effetti, per quanto riguarda lo spazio occupato dagli allevamenti, il ragionamento è giusto. Tuttavia gli allevamenti intensivi, indirettamente, richiedono molto più suolo di quanto ne occupino fisicamente sul territorio con i soli capannoni. Bisogna infatti prendere in considerazione lo spazio occupato dalle coltivazioni necessarie per produrre i mangimi, alimento principale dei capi di bestiame allevati al chiuso (come accennavamo nel precedente articolo della rubrica). Oltre il 63% delle terre coltivate dell'Unione Europea viene utilizzato per produrre mangime per gli animali. Questo consumo di suolo "indiretto" non è invece necessario (o è estremamente minore) per gli animali che brucano l'erba dei pascoli, i quali solo nel periodo invernale possono richiedere dei mangimi, in quantità nettamente inferiori, come integrazione al fieno in stalla.

La crescita di un capo di bestiame sano allevato intensivamente richiede gli stessi nutrienti necessari ad uno allevato estensivamente. E questi nutrienti da qualche parte devono essere prodotti. Perciò sono necessarie le stesse risorse che servono agli animali allevati nei pascoli, ma nel caso dell'allevamento intensivo questo consumo viene "delocalizzato". Anzi, spesso gli additivi alimentari e i mangimi richiedono lavorazioni e trasporti ulteriori rispetto all'erba cresciuta (e nel caso seccata) ad energia solare, e questo porta ad una perdita di efficienza energetica e a maggiori consumi.

 

Esempio di allevamento intensivo. Fonte dell'immagine: Di Crosa from Nuernberg - DSC_2600, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50457478

 

Insomma: l'allevamento intensivo riduce lo spazio dato ai capi di bestiame per vivere, e questo spesso porta a conseguenze negative sul loro benessere, ma non diminuisce il consumo di risorse necessario per alimentarli.
In linea di massima, più la catena di produzione e di trasporto degli alimenti è breve, minore dovrebbe essere la perdita energetica e il consumo di risorse.

 

RIOCCUPARE I PASCOLI ABBANDONATI

A questo fattore ne va aggiunto un altro. Al momento in tutta Europa l'abbandono dei pascoli montani è un problema che porta alla perdita di un'economia, di una cultura e di biodiversità a livello locale. La rioccupazione di questi pascoli abbandonati avrebbe degli effetti benefici sociali e ambientali che solo gli allevamenti estensivi potrebbero portare, senza sottrarre altro suolo alla pianura. Anzi! Sarebbe interessante riuscire a spostare nelle Terre Alte almeno una parte del bestiame che viene allevato in pianura per dare un po' di "respiro" a quei territori dove, tra urbanizzazione e espansione agricola, sono rimaste ben poche aree naturali e boschive.

Foto di A. Mugnari

Esempio di allevamento estensivo (Abruzzo). Foto di A. Mugnari

 

MANGIARE CARNE SOSTENIBILE... E MANGIARNE DI MENO!

Ma quindi gli allevamenti estensivi sono sostenibili? Abbiamo visto che, se ben condotti, sono meno impattanti di quelli intensivi, questo però non è sempre sufficiente. La produzione della carne attualmente consumata (e anche sprecata!) nella nostra società, infatti, richiederebbe comunque enormi estensioni di pascoli che in pianura sottrarrebbero suolo e acqua all'agricoltura per consumo umano e agli ambienti naturali. Diventa quindi fondamentale anche ridurre l'acquisto di carne.

In tal modo si potrebbe finalmente raggiungere una produzione di carne sostenibile e in equilibrio con l'ambiente!

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