Eccoci con un nuovo argomento per le Rubriche del Venerdi di ForEst
In queste cinque puntate parleremo di come riconoscere le impronte degli animali selvatici.
Intanto iniziamo a capire la differenza tra tracce, impronte, orme e segni di presenza!

 

LE RUBRICHE DI FOREST
Autunno 2020

TRACCE ANIMALI

 

 

Capitolo PRIMO

TRACCE O SEGNI DI PRESENZA

Iniziamo subito con una bella domanda che mette alla prova tutta la nostra immaginazione:

CHE DIFFERENZA C'É TRA TRACCE E SEGNI DI PRESENZA DEGLI ANIMALI? E TRA TRACCE E IMPRONTE?

Inutile perdersi nei meandri delle definizioni: la cosa importante da sapere è che anche in questo settore esiste una sorta di “gerarchia”, che serve più semplicemente a classificare ciò di cui si sta parlando e (come tutte le classificazioni) renderlo comprensibile per chi ci ascolta.

E quindi, definiamo subito l’argomento della nostra rubrica!
In queste cinque puntate del venerdì parleremo di IMPRONTE degli animali selvatici e impareremo a riconoscerle.

Le impronte sono uno tra i tanti SEGNI DI PRESENZA che gli animali possono lasciare nell’ambiente naturale durante la loro vita e nello svolgimento delle loro attività. Alcuni possono essere quasi inesistenti o molto difficili da percepire per un umano, come ad esempio le tracce odorose, mentre altri possono essere molto palesi ed aspettano solo di essere interpretati: ad esempio resti di cibo, “fatte” (ovvero escrementi), unghiate o sfregamenti, ma anche, appunto, le famose impronte.

Gli animali selvatici, muovendosi nell'ambiente naturale, interagiscono con esso, svolgendo numerose attività, e lasciando così alle loro spalle numerosi segni di presenza che aspettano solo di essere interpretati.

I segni di presenza possono anche essere indicati genericamente come TRACCE.
Ma traccia ha anche il significato di "segno lasciati al suolo". Per non confonderli tra loro, in questa rubrica noi parleremo solo di IMPRONTE, che altro non sono se non la forma delle zampe impressa su terreni idonei dagli animali durante la loro attività di spostamento.
Le impronte a loro volta possono essere anche chiamate ORME quando si presentano in forma singola. Quando invece sono organizzate insieme e secondo una specifica direzione, si può parlare di PISTE.

Alcuni esempi di segni di presenza lasciati dagli animali nell'ambiente naturale durante le loro attività

 

 

MA A COSA SERVE IMPARARE A RICONOSCERE LE IMPRONTE?

NON SERVE a seguire l’animale nella direzione di spostamento con lo scopo di avvistarlo!!
Questo elemento è molto importante da comprendere ed è la regola fondamentale che ogni buon naturalista (che qui intendiamo come un qualunque amante della natura, non scienziato!) deve rispettare.
Il nostro scopo non è entrare all’improvviso nella vita di un animale, rischiando di spaventarlo, ferirlo o... peggio. Sarebbe come se uno sconosciuto irrompesse all’improvviso in casa nostra!
Il nostro scopo è imparare a leggere le tracce degli animali come se fossero un libro con le pagine frammentate.
Questo ci porta ad assottigliare i nostri sensi, a ritrovare abilità perdute, ad affinare il processo deduttivo, fino ad arrivare a comprendere alcuni semplici comportamenti animali e a interpretare le storie che sono scritte dietro ogni traccia.

 

CHI O COSA HA LASCIATO QUESTA IMPRONTA?

Ecco che entriamo nel vivo dell’argomento di oggi! Questa è una domanda che sicuramente almeno una volta ognuno di noi ha rivolto a sé stesso passeggiando nel bosco o camminando in un qualsiasi ambiente naturale.

Ma facciamo un passo indietro… Dove mi devo trovare per poter osservare un’impronta?
Sicuramente, come detto, in un ambiente naturale. Ma soprattutto in presenza di un terreno che permetta alle zampe dell’animale di imprimere un segno. I terreni favorevoli sono quindi la neve: ad esempio sulla neve fresca appena caduta anche le tracce degli animali più leggeri possono essere visibili! La neve vecchia, ghiacciata e dura, non si presta altrettanto bene al nostro scopo. Poi sicuramente il fango, in prossimità di pozze d’acqua, lungo argini di laghetti, torrenti, pozzanghere. Anche la sabbia (meglio se bagnata) offre interessanti spunti di osservazione.

Torniamo ora alla precedente domanda: chi ha lasciato questa impronta?
Prima di tutto è importante avere un’idea generale di come gli animali si possano suddividere in grandi classi o categorie di appartenenza.
Per affrontare l'argomento in maniera semplice, noi prenderemo in considerazione solo gli animali più "visibili" e useremo questa suddivisione a seconda del tipo di appoggio delle zampe al suolo:

 

Gli animali oggetto della nostra rubrica possono essere suddivisi in 5 grandi gruppi a seconda del tipo di appoggio della zampa al suolo e dell'evoluzione dell'apparato osseo locomotore.

 

 

PLANTIGRADI: appoggiate il vostro piede nudo sulla sabbia e vedrete i segni lasciati dalle vostre 5 dita e dalla pianta del piede completa, formata da un arco traverso, un arco laterale e dal tallone.
Questo appoggio completo del piede è lo stesso che hanno le zampe degli orsi, dei tassi, ma anche dei topi o delle lepri.
Solitamente, nelle impronte dei plantigradi sono visibili TUTTE E 5 LE DITA.

DIGITIGRADI: ora camminate in punta dei piedi. L’impronta che lasciate evidenzia solo le 5 dita del piede e l’arco traverso subito sotto.
I digitigradi sono animali che camminano poggiando solo le dita e il cuscinetto plantare. La loro zampa si è evoluta per sfruttare al massimo la spinta elastica fornita dall’appoggio delle falangi. Il primo dito, il nostro pollice, si è ridotto ad uno “sperone” e non è visibile nell’appoggio al suolo, quindi compaiono solo 4 DITA.
I digitigradi sono solitamente i carnivori, quindi lupo, lince, volpe (parenti alla lontana dei nostri cani o gatti di casa!).

UNGULIGRADI: sono quegli animali che hanno sviluppato un appoggio ancora più perfetto al suolo, adattando le loro “dita” a qualsiasi tipo di terreno (pensate a come si arrampicano camosci e stambecchi sulle rocce) e sfruttando la forza di appoggio degli zoccoli, che altro non sono se non unghie molto ben sviluppate.
Negli ARTIODATTILI (stambecchi, cervi, caprioli, cinghiali, ma anche vacche e capre) sono presenti solo DUE DITA, che corrispondono al nostro terzo e quarto dito, mentre nei PERISSODATTILI l’unghia che poggia al suolo è solo UNA, e corrisponde al terzo dito. Gli unici esemplari nel nostro “mondo” che presentano questo tipo di impronta sono i cavalli.

UCCELLI: una sezione a parte spetta all’appoggio plantare degli uccelli (che non tratteremo approfonditamente in questa rubrica). Potrebbero essere considerati facilmente come un’evoluzione dei digitigradi, perché l’appoggio è fornito dalle sole dita. La struttura più comune è detta ANISODATTILA in cui sono visibili tre dita rivolte in avanti, e un quarto rivolto all’indietro, che rappresenta il primo dito, cioè il nostro alluce.

 

 

La nostra rubrica per oggi si ferma qui.
Venerdì prossimo entreremo nel vivo dell'argomento e inizieremo a parlare dei vari tipi di impronte.

 

Di chi sarà questa impronta?? (Se volete potete rispondere nel post di Facebook a QUESTO indirizzo!!! 🐾)

 

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