Terza puntata delle Rubriche del Venerdi di ForEst.
Andiamo a scoprire cosa vuol dire.. essere "plantigrado"!

 

LE RUBRICHE DI FOREST
Autunno 2020

TRACCE ANIMALI

 

 

Capitolo TERZO

COSA VUOL DIRE ESSERE UN 'PLANTIGRADO'?

Che parola strana vero?

È una parola composta che deriva dal latino ‘planta’, cioè pianta, e ‘grado’, cioè suolo: vale a dire “appoggio della piata del piede al suolo”.
Come già detto nella prima puntata di questa rubrica, l’impronta di un animale è determinata dall’appoggio al suolo delle zampe, che a sua volta è condizionato dalla struttura della zampa stessa e dal suo “livello evolutivo”.
Se vi ricordate infatti questo schema, le zampe dei PLANTIGRADI sono caratterizzate da un appoggio complessivo di tutto il piede, vale a dire 5 dita, arco trasversale sotto le dita, arco plantare e tallone.

 

Le zampe degli animali e il loro appoggio (© ForEst Studio Naturalistico - Stefania Gentili)

 

 

UN ACCENNO DI STORIA EVOLUTIVA

Gli arti dei mammiferi hanno una varietà di specializzazioni eccezionale, unica in tutti i vertebrati, che va dalla capacità di scavare, all’arrampicarsi sugli alberi, alla corsa, al volo e al nuoto.
Queste differenze strutturali si sono manifestate fin dalla comparsa dei primi mammiferi sulla terra, che corrisponde a 270 milioni di anni fa. Nel corso dell’evoluzione, i mammiferi si sono adattati di volta in volta all’ambiente che li ospitava e i loro arti si sono modificati a seconda dei diversi stili di vita.
Ecco quindi che l’incredibile varietà annovera ora le ‘pinne’ delle foche o dei delfini, le ali dei pipistrelli, le zampe dei cammelli che non affondano nella sabbia, le ‘dita’ prensili dei primati ecc…
Ma torniamo ai nostri plantigradi.
L’appoggio da plantigrado è considerato la struttura di locomozione più antica, quella più primitiva e quindi anche quella meno sviluppata evolutivamente. Le ossa delle zampe dei plantigradi sono abbastanza tozze e corte, se comparate a quelle dei digitigradi e degli unguligradi, che invece presentano gradi di adattamento alla corsa sempre più elevati.

 

ZAMPE A CONFRONTO

Data questa premessa, quanti plantigradi conoscete?

Vediamo di iniziare a riconoscerli dalle impronte.
E.. visto che siamo alla terza “lezione”, cerchiamo un’impronta non facilmente distinguibile!

Impronta da identificare numero 1

 

A primo impatto, cosa pensereste se trovaste questa impronta sul vostro cammino?
E’ sicuramente un’impronta vecchia, non perfettamente delineata.. ma fa sempre il suo effetto!

Intanto, ricordiamoci le domande principali da fare:
- quanto è grande questa impronta?
- quante “dita” ha visibili? Quanti segni ci sono nel terreno? Ce n’è uno centrale e altri più piccoli ai lati? Oppure ce ne sono solo due, molto chiari, grandi e paralleli tra loro?
- ci sono segni visibili di artigli?
- che forma ha l’impronta?

Analizzando la foto vedrete che al margine sinistro (nell’area scura) della nostra orma c’è un altro segno di passaggio di animale, riempito poi dall’acqua (al momento in cui è stata scattata la foto stava ancora piovendo), di forma molto evidente.
Non lasciamoci confondere dalla possibile sovrapposizione del passaggio di più animali e concentriamoci invece su quanto evidenziato nell’area illuminata!

Per capire quanto è grande questa impronta abbiamo scattato la foto con un bastoncino da trekking per il confronto. Le tacche del bastoncino sono distanti tra loro 2,5 cm.
Si può quindi dire che il segno nel terreno ha una larghezza di circa 11 -12,5 cm e una lunghezza (escludendo i fori più sottili) di 7 – 7,5 cm. E’ molto grande!
Ma cosa sono quei fori più sottili? Sono 5 segni di artigli, e lo possiamo dire con certezza perché la loro forma nel fango si presenta proprio come quella di fessure strette e lunghe. La loro lunghezza è di almeno 2 cm e la disposizione li vede allineati tra loro con una leggere inarcatura da sinistra a scendere verso destra (apprezzabile anche la loro larghezza!).

Rappresentazione schematica dell'impronta di orso.

Per quanto riguarda la forma, l’impronta è vecchia e poco marcata ma abbiamo già constatato che ha una larghezza maggiore della lunghezza.
Per arrivare al dunque, esistono ben pochi mammiferi nelle nostre montagne che hanno un’impronta di queste dimensioni!
Si tratta quindi ovviamente dell’impronta di un ORSO.

Ma di quale zampa?

Ecco l’inghippo! Il vero appoggio da plantigrado dell’orso è visibile solo negli arti posteriori, dove anche il tallone viene poggiato a terra.
Dell’arto anteriore vengono poggiate solo le 5 dita e il cosiddetto “cuscinetto interdigitale” che rappresenta l’arco trasversale.

  Orso: zampa anteriore (foto: grandicarnivori.provincia.tn.it)

Orso: zampa posteriore (foto: grandicarnivori.provincia.tn.it)

Nota importante da tenere a mente: l’orso è l’unico animale il cui peso, mole e dimensioni delle zampe crescono esponenzialmente con l’età, quindi la lunghezza e la larghezza della zampa sono dimensioni variabili.

Molti altri plantigradi, oltre all’orso, presentano un appoggio diversificato tra zampe anteriori e zampe posteriori, e questo non deve indurci in errore!

Un altro esempio.

 

Impronta da identificare numero 2

Dimensione: la dimensione di confronto è quella del tappo della macchina fotografica di 6 cm di diametro, quindi l’orma è leggermente più stretta, 5 cm circa, ma la sua lunghezza, se consideriamo tutte le “parti” visibili (esclusi gli artigli) è maggiore, all’incirca di 6,5 cm.
Dita: in questa foto si distinguono bene i segni di 4 artigli e di 4 cuscinetti sottostanti.
Forma: come abbiamo visto dalle dimensioni è quasi rotondeggiante, ma non dobbiamo dimenticare che sono visibili diverse componenti della zampa, compresa una specie di tallone.

Nonostante ci siano solo 4 artigli e 4 cuscinetti digitali visibili, questa impronta assomiglia a quella di canide o di felide viste nella seconda puntata?
Direi proprio di no!
Le dita sono quasi allineate tra loro, presentano una disposizione leggermente arquata, e la presenza del tallone è un segno distintivo non presente nei digitigradi.

Rappresentazione schematica dell'impronta di tasso

Ma allora, le dita allineate e la presenza del tallone potrebbero far pensare all’impronta di un orso!

In effetti si, ma un orso con un impronta di 6 cm di larghezza sarebbe un cucciolo troppo piccolo.
Esiste invece un altro animale, che potremmo proprio definire un “piccolo orso” per la forma della sua orma ed è il TASSO.
Non sempre sono visibili tutte e 5 le dita che caratterizzano il suo appoggio plantare ma la dimensione, la presenza del tallone, la disposizione delle dita e degli artigli ne fanno degli indizi inequivocabili!

Differenze tra impronte di orso e impronte di tasso (anteriori e posteriori) (© ForEst Studio Naturalistico - Stefania Gentili)

 

Ora siete pronti per andare anche voi a caccia di impronte!

Vedremo nella prossima puntata quali sorprese ci riservano ancora le tracce degli animali selvatici nel bosco!

 

MA RICORDIAMOCI SEMPRE DELL'IMPORTANZA DELLE IMPRONTE

Se per caso avvistate delle impronte del genere, è molto utile far pervenire la vostra segnalazione al Corpo Forestale della Regione Friuli Venezia Giulia.
I segni lasciati dagli animali selvatici sono sempre un buon indice della loro presenza, soprattutto se segnalati con precisione!

Quindi ricordate di scattare una foto con un indicazione della dimensione dell'impronta e contattate il numero di telefono della Stazione Forestale più vicina a dove vi trovate.

 

 

 

 

QUI TROVI I LINK ALLE ALTRE PUNTATE
PRIMA PUNTATA: tracce o segni di presenza
SECONDA PUNTATA: le impronte di cani e gatti (selvatici!)
QUARTA PUNTATA: le orme più strane
QUINTA e ultima PUNTATA: l'evoluzione alla corsa
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